26) Schopenhauer. Sullo Stato.
Per Schopenhauer lo stato esiste per combattere gli effetti
dannosi della volont di vivere, ma la sua battaglia non pu mai
considerarsi definitivamente conclusa e vinta.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
paragrafo 62 (vedi manuale pagina 132).

 Abbiamo dunque conosciuto nello Stato il mezzo mediante cui
l'egoismo armato di ragione cerca di sfuggire ai suoi proprii
perniciosi effetti rivolgentisi contro se medesimo; ciascuno
favorisce il bene di tutti, perch vi vede compreso il bene suo
proprio. Ove lo Stato raggiungesse appieno il suo fine, potrebbe
aversi da ultimo, poich esso mediante le forze umane in s
congiunte sa ognor pi trarre a suo servigio anche la rimanente
natura, con la rimozione d'ogni maniera di mali alcunch d'analogo
al paese di Cuccagna. Ma per un verso esso  tuttora sempre
lontano da questo termine; per l'altro innumerevoli mali, alla
vita necessariamente inerenti, manterrebbero come prima la vita in
dolore; tra i quali, fossero pur tutti gli altri elementi, da
ultimo la noia occuperebbe ogni posto da quelli lasciato, per un
altro verso ancora la discordia degli individui non pu mai dallo
Stato esser tolta in tutto di mezzo, ch essa stuzzica nel
piccolo, dov' interdetta nel grande, ed infine Eris, felicemente
cacciata dall'interno, si volge ancora al di fuori: bandita per
mezzo dell'ordinamento civile dalle contese degli individui,
ritorna dall'esterno in forma di guerra da popoli, e pretende
allora in grosso e tutto in una volta, come debito accumulato, le
sanguinose vittime, che mediante saggia provvidenza le si erano
sottratte singolarmente. E ammesso finalmente, che tutto ci si
potesse superare e toglier di mezzo, con una saggezza fondata
sull'esperienza di millenni, il risultato ultimo sarebbe l'eccesso
di popolazione sull'intero pianeta: terribile male, che oggi solo
un'audace fantasia riesce a rappresentarsi.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
Laterza, Bari, 1968, volume secondo, pagina 460.
